Intervista all’autore Stefano Ravaglia

Ho intervistato per voi Stefano Ravaglia, l’autore di alcuni suoi libri come Dietro la porta calciatori e manager (quasi dimenticati) e la racconta di racconti intitolata Chiaroscuri d’amore.

 

Benvenuto nel  mio mondo letterario, nella mia casa virtuale. Parlaci un po’ di te, chi sei e cosa fai.

Ho 32 anni e sono di Ravenna. Professionalmente mi occupo di tutt’altro, ma negli ultimi due o tre anni ho fatto definitivamente emergere una sorta di vocazione, unita forse a un pizzico di talento, che avevo sempre avuto sin da quando a scuola elementare mi dicevo che facevo temi da scuola media. Ho sempre amato più le parole dei numeri e così ho dato alla scrittura una sorta di costanza e soprattutto di consapevolezza. Nel 2016 tramite la casa editrice Urbone Publishing è uscito il mio primo libro sulla mia passione per il calcio, “Il pallone con i pentagoni”, il racconto della mia vita di tifoso da stadio. Nel frattempo ho frequentato i corsi di scrittura creativa a Bologna, tenuti da un bravo scrittore bolognese che si chiama Gianluca Morozzi. Nel 2018 uscirà “Dietro la porta”, ventitré biografie di allenatori e giocatori dimenticati, ciascuno con una sua peculiarità e collegato alla storia d’Europa e del mondo. Amo raccontare storie di calcio e buttare giù articoli per le testate online con cui sto collaborando, oltre che essere un divoratore di libri. Ne leggo trenta o quaranta ogni anno e di ciascuno conservo una recensione.

Nella tua biografia ho letto che hai pubblicato una raccolta dove parli di amore. Puoi parlarcene?

Sì, diciamo che è il mio primo libro non calcistico. Sono partito da una raccolta di racconti che in Italia è sempre una sfida, poiché si vende poco. La gente preferisce sempre il romanzo. I racconti che lo compongono li ho scritti liberamente mano a mano, solo a un certo punto ho iniziato a vederci una coerenza. E così ho pensato di metterli insieme in un libro. Si chiama “Chiaroscuri d’amore”, ma non pensate a un banale libro smielato. Sono 12 storie l’una diversa dall’altra in cui si mostrano sentimenti, passione, affetto, dolcezza e al contempo rabbia. Insomma, tutto ciò che viene racchiuso nella sfera dell’amore. Attualmente poi sto lavorando a quello che potrebbe essere il mio primo romanzo.

 Come nascono le tue storie?

Dalla totale improvvisazione o da un moto interiore scaturito dalla propria quotidianità. Qualche giorno fa ho scritto un racconto in treno, il luogo dove mi trovo più a mio agio a scrivere anche se ovviamente non si può prendere ogni giorno, nato da una giornata storta che avevo avuto. Altre ispirazioni vengono dal mondo che abbiamo intorno: le storie infatti le abbiamo sotto gli occhi, e ancor di più i personaggi. Basterebbe solo stare attenti a catturarli.

Perché scrivi?

Perché scrivo? Perché è il momento in cui faccio veramente quello che mi piace. L’importante è farlo divertendosi, senza pensare al successo, che al giorno d’oggi è roba per pochi scrittori.

Ebook o libri cartaceo: un tuo parere al riguardo.

Guarda, sono sempre stato un integralista del libro cartaceo. C’è però stata una novità di recente, parlando con chi condivide con me la passione per la scrittura: l’ho affiancato da circa sei mesi all’Ebook. Ero molto diffidente, eppure ho notato che ha i suoi vantaggi, sia a livello di costo che di spazio. Ma privilegio sempre il cartaceo, ovviamente.

 Cosa pensi delle varie piattaforme per scrittori come Meetale e Wattpad?

Francamente non le conosco. Mi sono trovato invece molto bene con un forum che conoscerete tutti, Writer’s dream. È un buon luogo virtuale dove carpire consigli interessanti, soprattutto per gli esordienti che vogliono pubblicare con una casa editrice. Mi è stato d’aiuto.

Progetti per il futuro?

Vorrei dare sempre più consistenza al mio taglio “giornalistico” accrescendo sempre le collaborazioni che ho in atto, avere un tesserino in tasca e ampliare la mia cerchia di conoscenze. E scrivere altri libri, anche se quelli richiedono più tempo.

Che rapporto hai con i lettori?

Molto buono direi, non mi faccio lusingare dai complimenti e cerco sempre di mantenere alta la mia attività. La cosa più bella che ti possano dire è “ho letto il tuo libro/racconto, mi hai fatto venire in mente una cosa accaduta anche a me!”. Vuol dire che il lettore si è immedesimato e riconosciuto in quello scritto, ed è la cosa più gratificante. Come diceva Montanelli, il primo datore di lavoro è il tuo lettore.

Hai un sito dove i lettori possono seguirti?

Il mio sito è www.stefanoravaglia.com, ma potete trovarmi anche sul mio profilo personale di Facebook e la mia pagina di scrittore “Stefano Ravaglia Writer”. Inoltre ho un blog, traleparole.wordpress.com, in cui butto giù le recensioni dei libri che leggo.

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