Intervista all’autore Dario Santonico

Ciao Dario benvenuto nel mio blog. Chi sei? Parlaci un po’ di te, del tuo mondo della scrittura?

Ciao Angie e grazie a te per avermi dato questa opportunità. Mi presento: mi chiamo Dario Santonico, ho 34 anni e sono originario della provincia di Roma. Da ormai più di cinque anni, vivo in Brianza insieme alla mia compagna Eleonora (che diventerà mia moglie il prossimo Settembre), a mio figlio Tommaso di tre anni e al mio cane Penny. Sono un geologo e la vita mi ha portato a spostarmi parecchio per seguire i miei studi. Ho vissuto in Olanda e poi in Inghilterra, prima di trovare lavoro a Milano nel settore della ricerca petrolifera. I miei studi sono diametralmente opposti alla scrittura, però questo non ha mai frenato questa passione. Mi piace tenere ben separate le due cose. Il lavoro è quella cosa che mi tiene “incatenato” alla realtà, mentre la scrittura mi permette di volare con la fantasia e affrontare al meglio il tempo che passo, appunto, “incatenato”. È una bellissima e intima valvola di sfogo.

Da quello che scrivi nella tua biografia, sei un amante della cucina. Come è nata questa passione?

La passione per la cucina (soprattutto la pasticceria) è nata nel periodo vissuto in Olanda. È stato il primo vero e proprio distaccamento dal nucleo famigliare, all’interno del quale vigeva (e vige ancora) l’assoluto divieto di toccare la cucina di mia madre! Questo non mi ha mai permesso di sperimentare questa attività. Nel momento in cui ho dovuto “sopravvivere” ho iniziato a cucinare da solo, scoprendo un mondo meraviglioso. Nella pasticceria ho trovato grandi soddisfazioni, che ritrovavo specchiandomi negli occhi di chi assaggiava le mie creazioni. In seguito, ho seguito un corso professionale di pasticceria che mi ha dato un diploma. Anche lui è nel cassetto dove tengo tutti i miei sogni più grandi. Ho anche una pagina Facebook (la ricerca della golosità) nella quale metto video-ricette e cerco di condividere qualche segreto o trucchetto che ho imparato.

Tra i fornelli hai trovato tempo per scrivere il tuo primo romanzo. Ce ne puoi parlare? 

Ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo durante il dottorato a Southampton. In quel luogo così grigio e piovoso, mi rinchiudevo per giornate intere in un Costa Coffee su Portswood Road. Mentre bevevo quelle brodaglie calde, mi ritrovavo a mettere nero su bianco i miei pensieri su un blocco note (io preferisco sempre scrivere a mano). Da qui ho avuto la voglia di confrontarmi con una sfida molto più grande di me: scrivere un vero e proprio romanzo. Non è stato per niente facile, perché un romanzo è fatto di coerenza, di fatti che non possono essere contraddittori. Però avevo nella mia testa tutta la storia, sapevo già come si sarebbe sviluppata e, soprattutto, come sarebbe finita. Ci ho messo qualche anno a terminarla, ma quando metti il punto finale è una soddisfazione impagabile. Non vi ho ancora detto di che romanzo si tratta (ho una grossa capacità di perdermi nella selva dei miei pensieri). Il titolo è “Il rumore del pallone sul cemento” e sebbene possa far pensare ad un romanzo sul calcio, be’, non lo è affatto. È un romanzo che parla di una fortissima amicizia tra due bambini (Giulio e Domenico) che si incontrano all’età di dieci anni nelle campagne della provincia romana. L’incontro avviene ad opera di un pallone calciato in maniera sbilenca da Giulio e che, come per tutte le cose destinate ad accadere, finisce nelle mani di Domenico. Quest’ultimo racconta in prima persona l’evoluzione di quest’amicizia bellissima negli anni a venire. Si può respirare a fondo questa grande amicizia e lo si può fare fino all’ultima riga del romanzo.

E la passione per la scrittura come è nata?

La mia passione per la scrittura è nata insieme a me. Ho sempre amato perdermi nei miei pensieri e ho sempre amato scrivere. Lo faccio sempre a mano, perché amo la sensazione che lascia la penna a contatto con la carta. Lo trovo un atto molto intimo. Ho cercato sempre di inventare racconti autoconclusivi di poche battute, però ho sempre immaginato che prima o poi avrei fatto il grande salto: scrivere un romanzo vero e proprio… e così è stato!

E’ stato difficile pubblicare il tuo libro? Parlaci della tua esperienza.

Ho inviato il manoscritto a qualche CE (rigorosamente non a pagamento) ed ho ricevuto diverse risposte positive. Il problema è che, molto spesso, i contratti sono assolutamente poco soddisfacenti per uno scrittore che ha lavorato tanto sul proprio romanzo. Alla fine ho optato per una realtà nuova: Bookabook. Senza tirarla per le lunghe, è una casa editrice che non chiede denaro all’autore, ma chiede all’autore di affrontare una campagna di crowdfunding per il proprio libro. In pratica bisogna raggiungere degli obiettivi di pre-ordini. Si è rivelata una scelta azzeccata? Penso di sì. In meno di sei mesi ho raggiunto l’obiettivo più alto richiesto dalla casa editrice ed ho venduto più di 350 copie, arrivando a molte persone che neanche conosco solo grazie al passaparola di chi ha scaricato le bozze e, leggendolo, ne è rimasto innamorato. È stato faticoso? Da morire! 

Progetti per il futuro in campo letterario?

Attualmente stiamo lavorando su questo romanzo per la sua uscita. Proprio ieri mi hanno inviato la copertina e tra pochi giorni verrà mandato in stampa per essere inviato ai sostenitori della campagna. Intanto sto cercando di lavorare su un nuovo romanzo, ma preferisco aspettare di avere la mente sgombra, in modo da poterci dedicare il 100% che merita.

 

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Intervista all’autrice Sylvia Kant

Sylvia Kant è l’autrice della duologia Prova ad amarmi e Prova ad amarmi ancora romanzo erotico pubblicato con la casa editrice Newton Compton Editori.
Benvenuta nel mio spazio ciberneto e ti ringrazio per aver accettato di esser intervistata. Presumo che Sylvia Kant non è il tuo nome di battesimo, ci puoi raccontare come mai questa scelta?
Ciao Angie e grazie a te! No, Sylvia Kant non è il mio nome di battesimo. Ho scelto di scrivere sotto pseudonimo semplicemente perché ho bisogno di conservare il mio vero posto di lavoro, quello con cui pago il mutuo.
La tua duologia intitola Prova ad amarmi Prova ad amarmi ancora, parla di Antony un gigolò. Ci puoi parlare come è nata questa storia?
Ho iniziato a scrivere di Antony dopo aver conosciuto, a Roma, un tipo molto ambiguo, uno che, per mestiere, organizzava le orge per i ricchi. Di lui mi colpì l’estrema determinazione, la freddezza e la completa mancanza di scrupoli. Ovviamente, il tipo partecipava alle orge e si prostituiva lui stesso. Chiese anche a me se volessi prendere parte a uno di questi festini per conoscere qualche “potente” che mi aiutasse a fare carriera, ma la carriera non mi è mai interessata.
Da dove trai ispirazioni per scrivere i tuoi romanzi?

Prendo spunto dalla realtà, poiché, a mio avviso, questa batte sempre e comunque l’immaginazione. Poi, chiaramente, traslo il tutto in ambienti fittizi.

Come è nato l’amore per la scrittura?
Non ne ho davvero idea. Sono cresciuta con la voglia di narrare delle storie. Da piccola le raccontavo a me stessa, poi ho cominciato a scriverle per gli altri.
C’è stato un momento in cui hai detto No basta, voglio smettere di scrivere?
Durante la mia vita ho smesso spesso e volentieri di scrivere. Anzi, per la precisione, iniziavo i romanzi e poi non li portavo mai a termine, per la disperazione di mia sorella e delle amiche più care, le uniche cui permettessi di leggere le mie storie. Solo in tardissima età li ho ripresi in mano e, finalmente, finiti. Perché? Perché dovevo studiare e poi me ne sono dovuta andare dalla mia città per trovare lavoro. Perché dovevo mantenermi e la scrittura, per chi mi circondava, era solo una pia illusione, una perdita di tempo.
Parlaci delle tue letture.
Leggo un po’ di tutto, dai romanzi rosa (pochissimi per la verità) agli erotici-hard,  ai dark. Adoro le storie di vampiri, i romanzi storici e i thriller stile Hannibal Lecter, ma non disdegno il genere fantasy (magari per adulti), la fantascienza e i distopici, nonché i saggi, specie quelli che parlano di natura, evoluzione, etologia, storia, sociologia, antropologia e psicologia.
Che consigli daresti a chi vuole intraprendere la strada della scrittura?
Di trovare dei lettori critici, spietati e fidati (i famosi Beta Reader) cui far leggere le proprie storie prima di pubblicarle su piattaforme gratuite tipo Wattpad, controllare i refusi e gli “orrori” ortografici e sintattici, meglio se coadiuvato da qualche correttore di bozze esperto (o da qualche laureato in lettere) e, quando scrivi, seguire sempre la regola “Mostra, Non narrare!”, perché quando “ti narri addosso”, rendi noiosa la storia. Poi, testato il gradimento del pubblico,  rivedere il tutto sulla base delle critiche costruttive e sensate ricevute (senza snaturare il romanzo solo per far contento qualcuno, perché tanto tutti non li soddisferai mai!), aggiungere magari qualcosa e pubblicare su Amazon o piattaforme simili al prezzo minimo consentito e, quanto prima, approfittare dei giorni in cui il romanzo può essere scaricato gratuitamente: inutile sparare prezzi alti, se nessuno ti conosce. E poi, anche se ti reputi il più grande scrittore del ventunesimo secolo, non sempre la protervia paga.
Progetti letterari per il futuro?
Con la mia editor Martina Donati, sto finendo di lavorare al mio primo romanzo di narrativa (niente sesso, droga e rock and roll questa volta e che sarà pubblicato da Newton (la data ancora è incerta). Nel frattempo sto lavorando al Prequel della duologia dell’oscuro Antony, che si collegherà sia al primo che al secondo libro e dove molti altri segreti saranno svelati…