Intervista ad Andrea Domenico Schiuma

Sono felice che tu abbia accettato di esser intervistato dalla sottoscritta. Parlami un po’ di te.

Grazie a te per aver deciso di intervistarmi. Ho ventidue anni, sono nato e risiedo a Modugno, un paese in provincia di Bari, ma a breve mi trasferirò a Milano per motivi di studio. Sto per laurearmi in Scienze Politiche. Per anni ho studiato chitarra classica, ultimamente purtroppo a causa dei numerosi impegni non riesco più a suonarla con costanza. Colleziono sfere di vetro come ricordi dei miei viaggi, ora sono a quota ventidue e spero di non ancorarmi a questo risultato. Il mio romanzo preferito è “Delitto e Castigo”. Mi diletto anche con il cinema le serie tv: ora come ora direi che quella che mi è piaciuta di più è stata “Boris”.

 

Facemmo l’amore una notte di maggio è la tua prima opera. Ho letto questo tuo romanzo con curiosità e trasporto. Ho notato che verte molto sulla psiche umana. È stato un caso che il tuo libro fosse così oppure il tuo intento era proprio quello di scrivere un romanzo psicologico?

All’inizio il mio intento non era nemmeno quello di scrivere un romanzo. Ho iniziato a lavorare a “Facemmo l’amore una notte di maggio” nel periodo in cui affrontavo la maturità. Studiavo la mattina e il pomeriggio, uscivo solo nei weekend. Così la sera, per distendermi, ho preso a scrivere quello che in mente mia doveva essere un racconto. Poi, a furia di nuove idee e di aggiustamenti narrativi, il risultato è stato molto più lungo di quello che mi aspettassi. Però fin dall’inizio volevo che l’intreccio girasse attorno ai pensieri e alla psiche (anzi, ai problemi psicologici) del protagonista. Diciamo che il mio intento primario era quello di scrivere un racconto psicologico.

 

A cosa o a chi ti sei ispirato per scrivere questo romanzo?

L’idea è nata da un fatto vero. Ero a cena con degli amici. La serata era stata piacevole, ma a un certo punto si è creato il solito silenzio imbarazzante in cui nessuno sa più cosa dire. A quel punto mi sono accorto che al tavolo vicino al nostro erano sedute due giovani donne. Parlavano di relazioni sentimentali. Mi sono chiesto, a quel punto, come dovesse essere l’esistenza di un uomo che vive solo attraverso le conversazioni e le storie degli altri. Ecco, questo è l’evento che ha ispirato la trama del romanzo.

 

Ho dato anche uno sguardo al tuo Blog e ho notato che affronti diverse tematiche come la politica. Come nasce la voglia di raccontare?

Non credo esista una risposta universale a questa domanda. La voglia di raccontare può nascere da numerosi fattori. Mi viene da pensare alla semplice necessità di sfogare le proprie frustrazioni, o di esprimere sentimenti altrimenti non esplicabili. O ancora, al desiderio di denunciare situazioni della realtà politico-sociale che troviamo inaccettabili. Ogni persona è dotata di sensibilità diverse, e ognuno troverà differenti motivi e differenti modi per esprimere il proprio mondo interiore attraverso la scrittura.

 

Stai lavorando a qualche nuova opera?

Certo. Attualmente sto scrivendo dei racconti, anche perché si adattano meglio ai tempi ristretti che ho in questo periodo. Avevo anche iniziato a lavorare su un romanzo, poi mi è venuta un’idea che reputavo migliore per un altro romanzo ancora, ho sospeso la lavorazione sul primo e ora mi sto dedicando al secondo. Cerco di essere il più costante possibile ma non è semplice, considerando che in queste settimane mi sto occupando anche della mia tesi di laurea e che a breve mi trasferirò.

Che cosa consigli a chi vorrebbe pubblicare un romanzo?

Chi vuole pubblicare un romanzo deve prima di tutto scriverlo. Per quanto riguarda questa fase, tenendo comunque conto che ho solo ventidue anni e che io in primis avrei bisogno di altri consigli, mi sento di dare alcuni suggerimenti dedotti dalla mia personale esperienza. Innanzi tutto, bisogna leggere “tanto, vario e con grandissimo piacere”, per utilizzare una formula di una mia cara amica. Non si può, a mio modo di vedere, pensare di cimentarsi con un romanzo senza verificare come si sono comportati altri colleghi contemporanei e classici. Chi sostiene di poter scrivere senza leggere pecca secondo me di grande arroganza. In seconda battuta, consiglio di non scoraggiarsi davanti al famigerato “blocco dello scrittore”. È normale. Dostoevskij ce l’aveva, Jan Brokken (uno dei più importanti romanzieri contemporanei del’ nord Europa) ha ammesso di averlo. Solo Baricco, all’ultimo Salone del Libro di Torino, ha affermato che secondo lui il blocco dello scrittore è un lusso che può permettersi solo chi non è portato per diventare scrittore. Mi sembra un’affermazione un po’esagerata. In ogni caso, al termine della scrittura non andrebbe mai saltata la fase di rilettura e correzione, svolta anche con l’ausilio di amici e persone fidate. Infine, eviterei di affidarmi a una casa editrice che mi chieda dei soldi per la pubblicazione. Una CE è un’impresa a tutti gli effetti, quindi per definizione deve investire e assumersi dei rischi, puntare sul progetto autore o sul progetto romanzo.

51hIf59JjxL

Annunci

Intervista all’autrice di ORPHEUS Diana Mistera

Sono onorata di intervistare per il mio sito, l’autrice di Orpheus Diana Mistera.

Ciao Diana, grazie per aver scelto il mio sito. Parlaci un po’ di te.

Ciao e grazie a te per questa opportunità. Sono italiana di madrelingua inglese, quindi bilingue. Ho trascorso la mia adolescenza a cavallo fra due culture, quella inglese e quella italiana ed ovviamente indimenticabili sono i miei viaggi a casa dei nonni e delle zie. I nonni abitavano nella costa, mentre le zie a Londra e per me era una festa andarle a trovare in particolare la mia zia Su che , appassionata di teatro, di musica e di musical mi preparava sempre dei programmi stupendi che non dimenticherò mai e che hanno formato una grossa parte del mio background.  Grazie a lei scoprii il mio amore per Shakespeare, recitato proprio in teatro dalla compagnia Shakesperiana appunto, per i musical, indimenticabile fu andare a vedere la prima di West Side Story o il balletto della Morte del Cigno; e per tutto quello che Londra può offrire. Non contenta di avere in me due culture 14 anni fa decisi di aggiungerne una terza, trasferendomi in Finlandia.

Ho studiato prima al Liceo Scientifico e poi all’Università degli Studi di Siena Lingue e Letterature straniere, con la specializzazione in Anglo-Americano.  Sono mamma di uno splendido adolescente di 13 anni, che ha molte cose in comune con me, buon sangue non mente. Lavoro presso uno dei più grandi Hotel di Hämeenlinna, la cittadina in cui vivo, come addetta alle colazioni. Amo leggere, nuotare, passeggiare per i boschi e collezionare cristalli. Scrivo praticamente da quando ne ho memoria.

Qui in Finlandia sono stata coinvolta in ben due progetti distinti multiculturali con le mie poesie che sono state tradotte in Finlandese da un poeta finlandese appunto, e fanno parte di un’antologia pubblicata solo qui in Finlandia. Partecipo a readings, eventi e fiere del libro.

 

Nella tua biografia leggo che sei molto appassionata di mitologia, esoterismo e storia. Come è cominciata questa voglia di conoscere questi argomenti?

La passione per la mitologia e la storia mi sono state trasmesse da mio padre, mentre la passione per l’esoterismo non saprei come sia nata. Probabilmente dalla curiosità dell’ignoto, e dal mio essere goth. Da piccola ero terrorizzata da Dracula e oggi lo adoro, come adoro tutti i vampiri classici. Ho un intuito molto sviluppato,  e questo mi ha portato ad avere anche delle doti di medium e sono sensitiva; da sempre faccio sogni particolari e da sempre sono in contatto con il mondo spirituale. Mi ha sempre affascinato la psicologia e la parapsicologia e sono fermamente convinta che la nostra anima vive molte vite, alcuni di noi, più fortunati, o sfortunati, dipende dall’interpretazione e dal credo di ognuno, hanno il dono ( o la maledizione) di riuscire a ricordare le vite passate, io posso dire di essere una di quelle che ricordano un po’,  e riconoscono altre anime affini che ho incontrato in altre esperienze di vita, di solito loro hanno le mie stesse doti e ci riconosciamo a vicenda.  Questo è un punto che ispira molto anche i miei scritti, sia che si tratti di poesia che di narrativa. Le vite dell’anima, i ricordi dell’anima. È un dato di fatto che noi non conosciamo e non percepiamo tutto ciò che ci circonda, non lo vediamo con gli occhi, ma persone come me percepiscono energie, le vedono a volte, e le spiegazioni per dare un senso a tutto ciò le trovi nell’esoterismo, oltre che ad una certa predisposizione.

Tu ti sei avvicinata alla scrittura attraverso la poesia. Come è nata e poi si è sviluppato questo amore? Dove trovi ispirazione per scrivere i tuoi versi?

La passione per la poesia nasce con il mio approcciare la subcultura goth. Ho amato ed amo all’inverosimile Lord Byron,  Baudelaire, Poe, che ho scoperto con The Raven ( Il Corvo) prima di leggere i suoi racconti che ho subito adorato. Ho sviluppato quest’amore dedicando le mie poesie ad un vampiro goth che avevo conosciuto e che conosco, con il quale ci scambiavamo poesie. Lui le dedicava a me ed io a lui. Chi non avrebbe voluto vivere una storia d’amore intensa basata solo sullo scambio di poesie? Era uno dei miei sogni romantici, essere la musa di un poeta maledetto; ecco così esplose la mia passione per la poesia; iniziai a scrivere anche altro, non solo parole dedicate e per lui, e vidi che piaceva quello che scrivevo e così continuai. La passione per la scrittura nasce dai miei sogni che come ho detto sono talmente complessi che sono delle vere e proprie storie di altri mondi ed è per questo che scrivo il genere Fantasy.

L’ispirazione per le poesie può nascere da qualsiasi cosa, da una canzone che mi colpisce l’anima, da un viso, dalle emozioni che sento in un particolare momento o situazione, a volte sono delle vere e proprie riflessioni messe in prosa.

Parliamo del tuo ultimo libro Orpheus. E’ una storia che si sviluppa in tre libri. Nel 2016 hai pubblicato il primo capitolo per la casa editrice Lettere Animate. Di che cosa parla? Perché il personaggio principale maschile l’hai chiamato proprio Orpheus?

Orpheus nasce dalla mia passione proprio per questa figura mitologica cantata da Ovidio. Sono un topo da biblioteca quindi ho voluto approfondire questa figura ed ho scoperto che nell’antica Grecia c’era proprio un ordine dedito all’Orfismo e quindi dedicato a questo cantante /poeta. Ogni volta che leggevo la sua storia il desiderio di scriverlo in chiave moderna diventava sempre più forte, ma non riuscivo a delinearla come volevo; arrivavo sempre ad un punto morto. Mancava ancora qualcosa. Ecco, io sono dell’opinione che le cose succedono quando devono succedere, e per anni questa mia idea è rimasta latitante nel mio cervello. Una serata che ritengo indimenticabile, ero con una mia amica in una taverna di Londra insieme a quello che poi è diventato Orpheus nel libro. Una serata in compagnia di Ville Valo. Parlammo a lungo di tante cose, si sa che il vino aiuta e per caso, diciamo così, entrammo nel discorso di Orfeo. Mi disse chiaramente di non avere una profonda conoscenza di questo mito, ma era una storia che lo aveva sempre affascinato e ci scambiammo molte idee e sensazioni ed entrambi iniziammo a speculare su come sarebbe stato Orfeo ai giorni d’oggi. Alla chiusura del locale avevo una tale energia addosso che di ritorno al B&B tirai giù il plot e non riuscii a dormire, tanta era l’eccitazione di aver finalmente trovato la storia. Ogni pezzo che non aveva trovato posto prima, si assemblò perfettamente al quadro e così nacque il mio Orpheus. La storia non va come nell’originale, anche se ci sono molte cose in comune, ma sarà capovolta , non sarà Orfeo a scendere all’Infermo per riprendersi Euridice, ma sará Geena che scenderà all’inferno, per riprendersi il suo Orpheus che verrà catturato da un Demone e si concluderà finalmente una battaglia fra immortali, che dura ormai da secoli.

Il mio Orpheus parla appunto di Geena , una potente strega con un’eredità per così dire, pesante, perché non è una semplice strega, le sue origini sono diverse;  e all’inizio della storia neppure lei sa chi è davvero: si ritrova con una casa piena di Grimori, il diario di sua nonna e un bracciale antico, eredità dalla nonna materna, ma non capisce pienamente perché le ha lasciato tutto ciò; ed Orpheus, una rockstar dal passato oscuro, bello e dannato, dannato nel vero senso della parola, perché su di lui pende una maledizione, creata proprio dal padre di tutti i Vampiri, Vlad Tsepesh, a sua volta collegata alla profezia che pende sulla testa di Geena. Entrambi sono all’oscuro di questo, la conoscenza arriverà nel procedere della storia. Orpheus ha vuoto di memoria. In pratica i suoi ricordi partono dall’età di 6 anni, quando andò a vivere con la zia materna; il prima, per lui, è un totale buco nero, che però gli causa dei sogni strani. Anche Geena è perseguitata da un incubo ricorrente, che torna ad abitare le sue notti dopo l’incontro con il misterioso Orpheus e che sarà la chiave nell’ultimo libro della saga.

Il primo capitolo della trilogia è più una introduzione a quello che davvero succederà, ed è stata una scelta voluta perché essendo una trilogia ho pensato che la storia debba andare in crescendo, quindi anche la parte fantasy ed esoterica avrà una presenza più massiccia nei due libri a venire.

L’ho chiamato Orpheus proprio per omaggiare Orfeo.

Parlaci a grandi linee chi sono e che caratteristiche hanno i personaggi di questo romanzo.

Sia Orpheus che Geena possono essere uno di noi. Il backgrund di Orpheus e la sua vita da rockstar é quello che, tolto l’elemento fantasy, succede nel mondo dello spettacolo, e molta ispirazione per la costruzione di questo carattere del libro oltre a Vile Valo di per se, me l’ha data anche la biografia di John Taylor: “In the pleassure groove; Life , death and Duran Duran” che ho praticamente divorato e che ritengo uno dei tesori della mia libreria insieme a tutti i libri di Anne Rice. John Taylor è un altro musicista che ha avuto, ed ha, un forte impatto su di me. Ero una duraniana e lui era il mio idolo. In Orpheus c’è anche un po’ di Marian Gold, il cantante degli Alphaville, che era l’amore della mia vita di adolescente e che ho avuto la fortuna di conoscere e instaurare anche con lui, un bellissimo rapporto di amicizia.

Geena é molto me. Geena può essere la lettrice che legge il libro e si emoziona ed ha sempre sognato di conoscere il proprio artista preferito, io ho avuto la fortuna di farlo, può succedere anche a lei; per questo dico che è molto me e non solo per il discorso artista/fan. I miei idoli, per così dire, io li ho conosciuti in età adulta, quando non si è più fan, per questo sono riuscita a instaurare con loro un rapporto su piani diversi. Lavoravo in una delle discoteche più alla moda della Toscana e quindi di personaggi famosi li ho incontrati molti, e ho anche alimentato le conoscenze dei canali giusti. Geena ha un vissuto pesante sulle spalle come ho avuto io, ed è davvero il frutto di uno dei miei tanti viaggi introspettivi.

Durante la stesura di un libro ascolti musica? Quale?

Come avrai sicuramente capito dalle risposte precedenti si. La musica è un elemento importantissimo nel mio processo di creazione. Mentre scrivo ascolto la musica, mentre non l’ascolto quando edito. La musica mi aiuta a creare il carattere dei personaggi e a definire le scene. In Orpheus la colonna sonora era firmata HIM, quelli degli inizi quindi degli anni a cavallo il 1998 ed il 2004,  non poteva essere altrimenti. Nel secondo libro, presto in uscita: IL DEMONE DELLO SPECCHIO, mi ha accompagnata a musica dei Blutengel e dei 69EYES essendo i toni di quest’ultimo più gotici del primo, e per il terzo libro ancora non so. Lo devo riprendere in mano…potrebbe essere quella dei Nightwish con Tarja o anche il progetto solista di Ville Valo; oppure tutti questi artisti insieme, Alphaville compresi.

 

Che rapporto hai con i lettori?

Amo avere un  bel rapporto con i miei lettori se possibile. I loro consigli sono per me dei doni e mi aiutano a migliorare. Alcuni lettori che non mi conoscevano prima di aver letto i miei libri,  sono diventati i miei lettori beta, e sono felice di questo, scrivo per me, ma è anche per loro che lo faccio, quindi ritengo il loro supporto fondamentale e non essendo amici di famiglia o famiglia stessa, i loro giudizi sono imparziali. 😉

Progetti per il subito in ambito della scrittura?

In ottobre dovrebbe uscire, sempre con Lettere Animate, il secondo capitolo della trilogia, dal titolo “Il Demone dello Specchio”. Il terzo capitolo della saga è ancora senza editore anche perché non è ancora completo.

Nel frattempo ho ripreso in mano il primo racconto che auto pubblicai e sta trasformandosi in un romanzo , il titolo rimarrà probabilmente “Il Signore delle Ombre” ma la storia sta cambiando completamente. Anche questo è senza editore al momento. Poi ci sarebbero delle silloge poetiche una in inglese ed una in italiano, ma non ci ho messo le mani ancora. Progetti ne ho tanti ma il tempo è quello che è.

 

Hai pagine fan o blog dove i tuoi lettori possono seguirti?

Si ho due blog uno in italiano e l’altro in inglese.

Nel blog italiano trovate oltre alle poesie in italiano, anche le mie recensioni

http://dianamistera.blogspot.fi/

Nel blog inglese trovate principalmente le mie poesie in inglese. Come ho detto sono bilingue e le poesie non sono le stesse che leggete in italiano . L’ispirazione a volte viene e in italiano altre in inglese.

http://thedarklight.blogspot.fi/

Pagina autore Facebook:

https://www.facebook.com/diana.mistera/

Pagina ufficiale della trilogia Orpheus:

https://www.facebook.com/Orpheusaga/

Twitter:

@Mistera_d

9788868829438_0_0_300_75

Intervista ad Alberta Sirani

Alberta Sirani è nata nel 17 Maggio 1991 a Morcone, un piccolo paesino della Campania. Ha sempre amato la scrittura fin da bambina, partecipando anche a diversi concorsi letterari tra cui quello di “ciaolapo” che ha scelto uno dei suoi testi da inserire nel proprio libro “Aptonomia”. Attualmenre lavora come Graphic designer in Toscana e come hobby le piacciono la lettura. la fotografia e videogiochi.

Alberta, nella tua biografia dichiari di amare la scrittura da quando eri bambina. Ricordi il tuo primo scritto?

Risale a quando avevo sei anni. In un diario scrivevo tutto ciò che mi accadeva, Ho continuato a scriverlo fino a quando non ho scoperto internet e i blog.

Se non mi sbaglio la tua prima opera è Lui dagli occhi di ghiaccio pubblicato dalla casa editrice Lettere Animate. Ce ne puoi parlare?

Inizialmente il romanzo lo avevo scritto su Wattpad come un gioco, ma poi è diventata una cosa più seria perché c’erano molte ragazzine che mi seguivano e volevano che continuassi la storia. Se non fosse stato per questo sito probabilmente non avrei mai avuto il coraggio di farlo leggere a qualcuno. Il libro parla di una ragazza immatura di nome Deborah che si innamora del suo professore di filosofia. Purtroppo la diversità dei loro caratteri e la differenza di età renderà il loro rapporto molto complicato, sopratutto perché non riescono a venirsi incontro. Il protagonista maschile invece si chiama David è molto chiuso in se stesso e molto freddo; all’apparenza potrebbe sembrare un uomo a cui non frega nulla di Deborah ma in realtà si ritroverà molto legato a lei. Pur tenendo molto alla protagonista cercherà di tenerla lontana da lui, creando parecchi litigi tra loro. Questa è la storia di come si diventa adulti, di come ci si innamora e di come si impara a superare le difficoltà. Inoltre analizza dettagliatamente ogni emozione e sentimento cercando di entrare nel cuore del lettore commuovendolo fin nel profondo.

A cosa ti sei ispirata per scrivere Lui dagli occhi di ghiaccio?

Da ragazzina mi piacevano le storie d’amore tra professore e alunna, solo che i libri che ne parlavano non mi piacevano, proprio per questo motivo ho sentito il desiderio di scrivere una storia che trattasse proprio di questo argomento, ma come piace a me.

So che ti piace leggere. Hai degli autori che preferisci?  

Mi piace molto David Grossman, credo sia uno dei miei preferiti in assoluto, poi Italo Calvino e Charles Bukowski.

Scrivere è…. (concludi la frase)

Un modo per sfogarsi e raccontarsi, qualcosa che ti aiuta a esprimerti e sopratutto è una fuga dalla realtà.

Progetti per il futuro?

Tantissimi. Voglio iscrivermi  all’accademia di graphic designer e concludere il mio secondo libro, ormai manca poco.